FINZIONE E REALTA’

Vorrei proporre da queste pagine un momento di riflessione, atto a far crescere la consapevolezza del cittadino ed acquisire qualche strumento per un giudizio più libero e informato.
Ho pensato di partire da un argomento molto importante, la comunicazione.
Prendiamo quindi un libro, La Fabbrica del Falso, di Valdimiro Giacchè, qui di seguito troverete un breve riassunto coadiuvato da immagini, che si propone di trasmettere in fondamenti di quest’arte tanto sottile quanto potente e pericolosa.
Un piccolo percorso per conoscere come il main-stream crea l’opinione pubblica, piega il pensiero critico e riduce la capacità dialettica e l’intelligenza collettiva.

Dunque partiamo:

L’autore inizia narrando che il più delle volte la notizia falsa non racconta una qualsiasi bugia, ma il contrario del fatto reale.

Il falsario realizza così una sinèddoche, cioè una figura retorica che sostituisce il significato di una parola (o un concetto) con un’altra parola che è parte del concetto primario.

Ad esempio se il fatto è la guerra nella striscia di gaza, si sostituisce guerra in Palestina, con  guerra in Israele, gli attaccanti sono diventati attaccati.

La fabbricazione di notizie false, è sempre stata necessaria all’elites dominanti, questa impellenza si è dimostrata prepotentemente appena terminato l’ultimo conflitto mondiale, per contrastare costituzioni troppo socialiste, che non avrebbero certamente facilitato il capitale e la finanza.

Altre tecniche si sono succedute, come l’imbalsamazione, cioè svuotare il corpo del contenuto e dare un aspetto estetico decente e permanente.

Ad esempio soglie di sbarramento, proporzionali corretti, uninominali, ed altri metodi matematici subito proposti in Germania ed in Inghilterra e aimè anche in Italia alle ultime elezioni, sono per l’autore mezzi per svuotare la democrazia del suo valore.

Inoltre, come osserva E. Zolà, il popolo non decide il programma di indirizzo, ma solo chi lo rappresenterà nel farlo…. Il legame è troppo debole, cioè la promessa elettorale.

Questo fa il paio con quanto diceva Popper: la democrazia è un metodo di alternanza al potere senza spargimento di sangue. (Alternanza? Ndr)

(Nel M5S non è così, il cittadino partecipa e scrive il programma, è il programma che deve trovare i portavoce, e non viceversa n.d.r.)

Altro esempio di mistificazione citato è quello della commissione trilaterale che vede nel mondo eccessi di democrazia, sostenendo che gli eccessi sono sempre pericolosi, è come dire che è pericoloso un eccesso di benessere, o di giustizia sociale….

La cosa buffa era che nel medesimo periodo, Berlinguer indicava all’URSS una mancanza di democrazia all’interno della democrazia popolare, la sua visione narrava che poteva esserci democrazia lasciando la struttura economica del dominio del capitale.

E’ evidente in questi fatti la spinta più o meno sotterranea delle elites impegnate a riprendere il potere perso.

Ed è ancora più evidente, come sottolinea l’autore, che è impossibile separare i due piani, democrazia e capitale sono contrapposti.

Quando negli anni ’80 insieme al muro crolla anche il comunismo, il trionfo non fu l’allargamento della democrazia verso Est, puerile bugia per le masse, ma la liberazione del movimento di merci, capitali, lavoratori, o in una sola parola: globalizzazione, che erodeva le basi della democrazia a partire dalla sovranità degli stati.

Saltavano qui i presupposti dello stato sociale (welfare) e si profilava la demolizione dei diritti del lavoratore, diventato merce, senza più dignità datagli dal lavoro stesso.

Le aziende libere dal contenimento degli stati, organizzatesi in corporazioni, hanno potuto spingere verso un sistema sovrastatale, come l’unione europea, con la scusa di contrastare il nuovo assetto del capitale, ma in realtà, come abbiamo sperimentato in questi anni, è stato l’esatto opposto.

Infatti, il limite della democrazia è proprio la grandezza e la dispersione dei mezzi di governo, attraverso il sistema rappresentativo, e questo il capitale lo conosce bene.

Le direzioni di governo, in europa, sono prese da burocrati e lobbies, e questo lo sappiamo bene noi anche se non c’è ancora una consapevolezza così diffusa, il meccanismo così vasto e lontano dal cittadino, diventa sfuggente e nebuloso, quet’aurea nebbiosa è proprio ciò che serve per occultare la mano delle oligarchie imperanti.

Proseguendo nel testo, la destrutturazione delle democrazie porta all’auto fagocitazione delle democrazie stesse, come la figura dell’uroboro, ma con un accezione negativa, negli usa infatti attraverso l’episodio delle twin tower e della necessità di sicurezza, si stava ottenendo la sospensione dei diritti in modo permanente, restaurando il totalitarismo.

Questo è il metodo con cui nel passato si sono insediati i totalitarismi in Europa, poi attraverso le elezioni, la classe elitaria periodicamente si fa legittimare dalle masse, completando la messa in scena della democrazia.

C’è da notare che in questo processo il “valore sicurezza” si sostituisce sempre più alla libertà,  e al valore  democrazia, spinto anche dal sentire comune provocato da appositi attacchi terroristici.

Figlia di questo nuovo paradigma è la costituzione europea dove, dopo il diritto di libertà c’è la sicurezza, non si parla di democrazia, per fare un paragone nella costituzione Italiana non si parla di sicurezza, che è un risultato della democrazia, delle libertà, e dello stato di diritto.

Notiamo ancora che nell’ordinamento fascista la sicurezza era ai primi posti, per poter controllare l’azione del singolo, di fatto riducendo la libertà…. In tutto questo di democrazia nemmeno l’ombra.

L’autore ci pone una domanda:

Chi beneficia della sicurezza, cioè del controllo a scapito della libertà?

Semplice, coloro che vogliono controllare milioni di lavoratori il cui lavoro è scientemente insufficiente a farli uscire dalla povertà, relegandoli ad una vita insicura, ad un lavoro insicuro, e questa mancanza psicologica della sicurezza, farà scattare nel cittadino medio il bisogno di altra sicurezza accettando tutte le imposizioni che andranno sotto questo nome.

Uno speciale circolo vizioso, una volta imboccata questa strada, come il lato oscuro della forza in star wars è difficile uscirne. (ndr) Lo stato ha perso la sua funzione perché non più in grado di fornire benessere e quindi dare quel senso di sicurezza reale.

Il capitalismo della nuova era, chiamato furbescamente mercato e dipinto come un animale un po’ capriccioso è la nuova narrazione, quasi come se il popolo fosse un dodicenne, ma in fondo è proprio questo livello mentale a cui le elites vogliono ridurre la massa.

Così non è difficile leggere su un giornale finanziario che l’euforia del mercato a riempito di carta (moneta) il titolo ABC S.p.a. un azienda di stato ad esempio.

Sembra che questo fantastico animale sfuggito dalla favola di Alice ha accordato la sua magnanimità ad un titolo qualunque, magari su consiglio del cappellaio matto.

Una racconto più reale potrebbe essere che il fondo pensionistico privato “Espera” abbia comprato così tante azioni da fare perdere il controllo dello stato sull’azienda ABC spa, fino a farne salire il prezzo.

Potrebbe anche capitare (e capita) l’assurdo che il lavoratore ABC spa abbia conferito i suoi contributi nel fondo pensione che ha comprato ABC spa stessa.

Il lavoratore investitore si trova ora, nel doppio ruolo di auspicare che ABC spa licenzi per fare efficienza e guadagnare in borsa e di conseguenza migliorare la posizione finanziaria del fondo pensioni e quindi la sua rendita.

E contemporaneamente sperare di non essere licenziato.

Per i padroni dell’informazione ogni parola serve per destrutturare, avvilire, logorare lo stato a favore del mercato che deve raggiungere lo status di nessun vincolo, cioè un luogo dove i possidenti vivono di posizione o di essa muoiono. Un gioco da ricchi e da scaltri.

Nella corsa al falso l’autore cita l’accostamento fatto da Arendt fra nazismo e comunismo, pur con tutti i limiti del comunismo applicato in URSS.

Reazionario, razzista, tradizionalista, antidemocratico il primo, egualitario, livellatore, assertore di democrazia reale, figlio dell’illuminismo francese il secondo.

Come diceva Primo Levi è più facile immaginare il socialismo senza campi di prigionia, impossibile farlo per il nazismo.

Il totalitarismo nazista ha un tipo di economia prettamente capitalistica, del libero mercato, tant’è che è imbarazzante vedere la stessa classe imprenditoriale, anche dopo la sconfitta nazista, muovere il medesimo tipo di economia.

E’ invece razionale immaginare che il nazismo era funzionale (quindi uno strumento) al mantenimento dell’ordine economico ancora oggi esistente.

Rimanendo in tema di manipolazioni dei significati, lo stesso consiglio d’europa definisce il nazismo come un incidente totalitario, ed il fascismo come un autoritarismo pasticcione, mentre contrasta fortemente ed incita a cancellare dall’europa i partiti comunisti.

Perché l’uguaglianza e la giustizia sociale sono in netta contrapposizione con il mercato ultra liberista della libera volpe in libero pollaio?

Perché uno stato che persegue l’uguaglianza tende ad introdurre un mastino nel pollaio limitando le libere volpi.

Il nuovo livello di totalitarismo non è più rappresentato dagli stati per grandi che siano, ma dalle corporazioni multinazionali, se una volta le multinazionali avevano bisogno di uno stato per attuare le politiche economiche, adesso  questo arnese non serve più e la globalizzazione avanza riducendo gli stati a burocrazie vuote… imbalsamante come si diceva prima.

Il mercato ha anche bisogno di un nemico da dare ai popoli, morto il comunismo dell’URSS della guerra fredda, si sono tentati vari soggetti, come Saddam, Gheddafi, ma la migliore intuizione è stata il terrorismo.

Un nemico invisibile, ma ipoteticamente onnipresente, forse inesistente, ma utile a redigere norme e leggi sulla sicurezza, il cui unico vero scopo è reprimere proteste del popolo assediato da condizioni di vita che continuano a peggiorare.

Il terrorismo come maschera che scherma il capitalismo più efferato, colonialista e accentratore delle ricchezze globali.

L’autore ci racconta che per arginare le masse scontente vengono messi in atto altri espedienti compensativi, come redditi psichici che servono ad evitare rivoluzioni e violenze.

Ad esempio i manichini giapponesi con le sembianze del capo per sfogarsi fisicamente, o l’uso di virtualità come second-life in cui si realizza la vita che ci è stata negata nella realtà.

(Vorrei qui fare un Inciso, che esula dal riassunto di questa opera. La mistificazione può arrivare all’assurdo, fino a superare il concetto classico “nomina sunt consequentia rerum”, difatti il partito “new” labour di Blair, ha potuto creare per i dipendenti statali una norma che invitava gli stessi ad indicare dove mettere il PC, il mouse,  il telefono e persino le penne sulla scrivania, per poter di conseguenza obbligare i lavoratori a non muovere nulla da come loro avevano disposto e non mettere null’altro sulla scrivania, con la scusa di evitare distrazioni e rendere meno efficiente il lavoro, in definitava lavoratori schiavi delle proprie regole, una vera beffa di cattivo gusto.

Cade così il pregiudizio che il grande fratello sia roba da paesi comunisti.

Il falso che tutto mistifica, artefice della frontiera globalista del capitale sarà anche la sua fine. ndr.)

In questo meccanismo rotatorio la narrazione pubblicitaria necessaria al consumo continuo, ha distrutto la profondità di linguaggio, riducendo il tempo ad un continuo presente, dimenticano il passato e rifuggendo il futuro.

Ogni nuova moda, ogni nuovo prodotto sostituisce il vecchio in un carosello circolare.

L’incapacità sempre maggiore delle masse di articolare pensieri profondi tramite lo strumento lessicale, conduce, in ultima analisi ad una non progressione dell’umanità tutta.

In natura è noto che le cose non possono stare ferme, l’immobilismo è  morte, in buona sostanza siamo condannati all’evoluzione o all’estinzione, tertium non datur.

In definitiva è una lotta antica fra chi vuole vivere sulle spalle dei popoli, e per fare ciò ha detenuto quello che nei vari momenti storici era necessario.

Potere temporale, eserciti, mezzi produttivi, e adesso tutto il sistema mediatico informativo, per fare reggere il meccanismo della menzogna protratta su tutto e tutti.

Vorrei aggiungere una nota personale, declinata nella scienza, campo da cui culturalmente provengo, le meraviglie che stiamo utilizzando sono state prodotte dai pensieri liberi dell’800 e dei primi del ‘900.

Ora la scienza è in stallo da 50 anni, è frammentata ed indirizzata a trovare il profitto,  quindi incapace di produrre idee, inizialmente afinalistiche, che ci hanno però, sempre proiettato in una nuova dimensione di futuro.

Questo è un sistema destinato ad implodere, liberando finalmente, le capacità di trovare nuovi sentieri, non solo scientifici, ma soprattutto umani.

Roberto

 

 

 

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